Tutto per tutto. Adesso. Salernitana-Palermo è l’inizio d’una volata per scongiurare la fine, il primo scorcio d’un rettilineo che conduce a un traguardo complesso, importante, necessario. Otto partite, di cui quattro in casa, e un destino da decidere in quarantuno giorni. Tanto per dare ai numeri una prospettiva abbastanza reale, la Bersagliera per salvarsi dovrebbe vincerle tutte all’Arechi e fare pure qualcos’altro.
Avevo scritto così, e poi tanto altro ancora, prima di risvegliarmi e sapere che con Celeste Bucciarelli se n’era andato un – autentico – mito dell’identità granata.
Piange il cielo e piange Salerno, in una mattina in cui ognuno di noi perde un pezzo di storia di popolo e a voler essere non esagerati, forse semplicemente più profondi, un’icona andata molto al di là del tifo, del calcio, di questa città.
Donna, leader, appassionata, instancabile: una vita intera “appresso alla Salernitana”, fino all’ultimo giorno. Celeste è stata mille cose: le Fedelissime e la militanza, la Curva e i Distinti, le trasferte e il giubbotto, il pullman e il settore ospiti, la sigaretta e “la voce”, il sorriso e l’incazzatura, l’ironia e il rispetto, il valore e la perseveranza, l’ideale vero.
La Mamma degli ultras granata, da sempre e per sempre.
E così, in questo sabato senza sole, ognuno di noi ha il suo personalissimo aneddoto da raccontare. “Quella volta con Celeste….”, succede così quando se ne va una persona ch’è un pezzettino di storia d’ognuno di noi. Perché lei la salutavi pure se non la conoscevi, o meglio, se lei non conosceva te… Ché nessuno poteva non conoscerla. E perché se hai seguito almeno un giorno della tua vita la Salernitana non puoi non averla incontrata. In un piazzale, in un settore, in un luogo che in qualche modo s’era colorato di granata.
Storia singola, storia di popolo, storia più grande. Celeste Bucciarelli e le sue Fedelissime hanno dimostrato in un tempo in cui di desinenza femminile manco si parlava, che gli spalti che tante mamme dicevano di non frequentare potevano esser luogo di tutti, donne e bambini compresi. Ché anche per loro c’era posto, rispetto e voce in capitolo.
Sembrerà irriverente a chi non lo comprende, ma Celeste nel tifo calcistico è arrivata “prima” di tanti altri cambiamenti a livelli più alti.
Qualche giorno fa, s’è parlato (giustamente) d’una rivoluzione nello sport mondiale che ha eletto per la prima volta una Presidente: donna, olimpionica e africana.
Pure “la signora bionda”, a suo modo, da decenni è stata rivoluzione: donna, ultras e salernitana.
Buon viaggio Celeste, per sempre fedelissima.